VILLA BARBERINO
Charme In Tuscany

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IL VALDARNO
Viaggio tra le "Pievi Romaniche"
 
 
Le chiese più belle e affascinanti della vallata

Prima Tappa:

Pieve di Santa Rita da Cascia, Reggello

La pieve di S. Pietro è documentata nelle fonti scritte a partire dal 1040. Un’errata tradizione, sviluppata sulla scia di Repetti, la vorrebbe consacrata nel 1073, come avrebbe testimoniato un’epigrafe, vista dall’erudito, murata nell’abside dell’edificio. La lapide non è stata rinvenuta e le forme attuali del corpo di fabbrica fanno pensare che sia stato costruito fra XII e XIII secolo. E’ probabile, come è stato verificato per quella di Gropina (AR), che la pieve ‘romanica’ sia sorta sopra un precedente edificio religioso; indizio di questa trasformazione potrebbero essere anche le notevoli dimensioni del corpo di fabbrica. Ad avvalorare questa supposizione alcuni tratti di murature che affiorano dal terreno retrostante l’abside. Nel 1102 la pieve è confermata al vescovo di Fiesole con la corte ed il Castelnuovo di Cascia. E’ probabile che il plebato di Cascia avesse raggiunto già all’inizio del secolo XII l’assetto definitivo, documentato nelle decime degli anni successivi (Moretti afferma che "la costituzione della pieve durò per tutto l’alto Medioevo, raggiungendo l’assetto definitivo soltanto nel XII - XIII secolo". La vasta estensione del territorio di pertinenza, cui nel XIII secolo sono suffraganee ventiquattro chiese, determinò probabilmente la decisione di intraprendere una nuova fabbrica che la tradizione seicentesca attribuiva al periodo matildino (Tabarrini, Vol. A, c.1r: corre pubblica voce e tradizione essere stata (la pieve) edificata dalla generosa carità della contessa Matilde). La documentazione si fa più consistente fra XII e XIII secolo, quando "il glorioso istituto delle pievi entra in crisi". Nel 1260, attraverso il Libro di Montaperti, conosciamo parte della organizzazione del plebato ormai suddiviso in popoli e per gran parte sottomesso alla Repubblica fiorentina. Nel XIV secolo i documenti scritti ricordano il dormentorio (spedale, 1339) ed il porticato della pieve.

 

Seconda Tappa:

Pieve di Santa Maria a Scò, Pian di Scò.

La troviamo ricordata in due documenti risalenti al 1008 ed al 1014 ed ancora in un atto del 1039: questo farebbe pensare che la fondazione della pieve sia avvenuta prima dell’anno Mille. Alla fine del XIII Sec. aveva alle sue dipendenze ben 14 chiese suffraganee, tra le quali la Badia di S. Salvatore a Soffena e la chiesa di S. Tommaso a Soffena. La pieve si trova lungo la strada dei Setteponti, all’entrata del paese. La prima cosa che si avvista dell’edificio è la parte tergale, con le tre belle absidi coperte con lastre di arenaria e l’alta torre campanaria che ingloba in parte una delle absidi minori. All’interno lo spazio è diviso in tre navate: nella prima metà la suddivisione è segnata da colonne monolitiche in pietra arenaria, mentre nella seconda metà gli archi poggiano su semplici pilastri a base quadrata. Le colonne sono sormontate da capitelli che presentano interessanti motivi decorativi: aquile, volute annodate e, il primo capitello di sinistra, scene allegoriche con figure antropomorfe nell’atto di porgere dei cesti contenenti i prodotti della terra, forse in segno di devozione al luogo sacro. Sulla parete di sinistra si trova parte di un affresco raffigurante la Madonna in trono col Bambino in fasce, attribuito a Paolo Schiavo.

 

Terza Tappa:

Pieve di Gropina, Loro.

Il nome del borgo sembra derivare dall’etrusco “krupina”, paese o luogo abitato. Della chiesa sappiamo per certo che quello attuale non è stato il primo “tempio” qui eretto; infatti sotto la navata centrale sono visibili le tracce di due chiese preesistenti: l’una risalente al periodo longobardo (VIII-IX sec.) e l’altra di epoca paleocristiana (V-VI sec.). Inoltre vi troviamo strutture murarie e frammenti ceramici che fanno ipotizzare l’esistenza in loco di un insediamento romano, forse del I sec. a.C. L’edificio attuale fu costruito tra la seconda metà del XII e la prima metà del XIII secolo, quando l’esistente fu ampliato per essere adeguato al ruolo di preminenza raggiunto dalla pieve che contava alle sue dipendenze ben trentatré chiese filiali.
All’interno lo spazio è diviso in tre navate separate fra loro da archi sorretti da colonne lisce. Di queste meritano particolare attenzione i capitelli: rigorosamente diversi l’uno dall’altro per soggetto, e spesso anche per stile, sono una ulteriore testimonianza dell’alternarsi delle maestranze durante la costruzione e la decorazione della chiesa. Il pulpito è un’opera di straordinaria bellezza e raffinatezza che ripete, istoriate nella sua pietra, le parole delle antiche scritture. La struttura è appoggiata su una colonna ofitica sul cui capitello sono raffigurati i dodici Apostoli che ricevono lo Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco. Ben evidenti, al centro del pulpito, sono i simboli di tre evangelisti: il leone per l’evangelista Marco, il libro (o pergamena) per Matteo e l’aquila per Giovanni; il bue, animale con cui è simboleggiato l’evangelista Luca, è presente, un po’ nascosto, fra le “lingue di fuoco”. Ogni tratto, ogni figura sia dei capitelli che del pulpito è improntata di una profonda simbologia religiosa e realizzata con un preciso intento comunicativo. Grazie all’iscrizione presente sulla tavoletta sorretta da S. Matteo è possibile datare la realizzazione del pulpito al periodo longobardo (prima metà del IX sec.).

 

Quarta Tappa:

Pieve di San Romolo a Gaville, Figline Valdarno.

La Pieve di San Romolo a Gaville si trova nel comune di Figline Valdarno.
La pieve, ricordata nel 1030 con il toponimo Cortule, fa parte degli edifici romanici del Valdarno superiore distinti da un apparato scultoreo particolarmente ricco.
L'impianto basilicale è diviso da pilastri quadrilateri e da colonne, ed è concluso da una sola abside semicircolare; la copertura è a capriate; la torre campanaria è addossata alla parete sinistra, quasi al termine dell'edificio. L'assenza assoluta di decorazioni all'esterno contrasta con la fantasiosa plastica scultorea dei capitelli all'interno, decorati con motivi attinti dal vasto repertorio romanico : elementi geometrici e floreali, figurazioni umane e zoomorfe. Si segnalano un' Annunciazione di ambito ghirlandaiesco e un Crocifisso moderno di Rodolfo Margheri.

 

Quinta Tappa:

Pieve di San Pancrazio, Cavriglia.
La pieve di S. Pancrazio costituisce nella zona l’unico esempio di chiesa plebana con presbiterio sopraelevato, impostato sulle volte di copertura di una cripta. Questa risulta divisa in tre piccole navate da colonnine, sormontate da capitelli, sui quali poggiano le volte a crociera della copertura della cripta. La presenza della cripta ha portato qualche studioso ad ipotizzare che il luogo di culto possa essere stato fondato da una comunità monastica e successivamente trasformato in chiesa plebana. Al presbiterio si accede mediante una scala in pietra addossata alla parete di destra. Sulla parte alta del catino absidale si trovano i resti di un affresco raffigurante la Madonna col Bambino fra i santi Lorenzo e Pancrazio. All’esterno la facciata è caratterizzata da due brevi scalinate convergenti che conducono alla porta d’ingresso rialzata rispetto al piano stradale. La zona tergale dell’edificio colpisce invece per la condizione di asimmetria causata dalla mancanza di uno degli absidi laterali. La parte alta dell’abside maggiore è decorata da una fila continua di arcatelle pensili.

 

Sesta Tappa:

Pieve di San Giovanni Battista, Cavriglia.

Ricordata in documenti della metà dell’XI secolo, la pieve rivestiva una notevole importanza ed alla fine del Duecento contava numerose chiese suffraganee, tra le quali S. Lorenzo a Montevarchi e S. Lorenzo di Pian Alberti (l’odierna San Giovanni Valdarno).
Poche sono le strutture romaniche arrivate fino ai giorni nostri: l’abside ed i muri perimetrali. La torre campanaria addossata sul fianco destro dell’edificio è invece di epoca moderna.
Nella lunetta sovrastante la porta d’ingresso si trova una scultura in terracotta invetriata della bottega del Buglioni (XVI sec.) raffigurante S. Giovannino nel deserto. All’interno della pieve le decorazioni e gli affreschi sono riferibili alla fine del 1700 quando l’edificio fu restaurato per volere del pievano Francesco Burzagli da Moncioni. La chiesa subì altri interventi anche agli inizi del ‘900. Numerosi sono i dipinti su tela di epoca seicentesca. Curiosa la Decollazione del Battista, collocata sopra l’altare maggiore, realizzata da Jacopo Ciacci (XVIII sec.) riproducendo fedelmente un’opera di Giovanni da San Giovanni conservata presso il museo della Basilica di San Giovanni Valdarno. Da notare anche gli ovali settecenteschi riproducenti scene di vita del Battista, attribuiti al pittore aretino Angelo Sebastiano Ricci.